Non c’è economia circolare senza salute degli ecosistemi: il SUM 2026 chiude a Procida con 219 partecipanti da 29 Paesi. Dalla sessione inaugurale dedicata all’approccio One Health alla tavola rotonda conclusiva sulle sfide future della sostenibilità, il Simposio conferma la necessità di affrontare la transizione ecologica con uno sguardo multidisciplinare
Il SUM2026 ha riunito ricercatori, professionisti, decisori politici, rappresentanti dell’industria e stakeholder istituzionali provenienti da 29 Paesi per tre giornate di confronto scientifico e discussione multidisciplinare a Procida.
La nona edizione ha confermato la crescita continua e la rilevanza internazionale del Simposio, accogliendo 219 partecipanti e articolando un programma scientifico completo con 149 presentazioni orali, 16 workshop e 17 poster session. I partecipanti provenivano da 29 Paesi, tra cui Italia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Estonia, Germania, Giappone, Portogallo, Repubblica Ceca, Serbia, Spagna, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti e altri Paesi europei, asiatici e americani, a conferma della forte dimensione globale dell’evento. Nel corso delle attività, esperti provenienti da numerose discipline hanno condiviso conoscenze ed esperienze sulle sfide e le opportunità legate alla transizione verso modelli economici più circolari e sostenibili.
Un tema ricorrente emerso durante il Simposio è stato la necessità di affrontare le sfide della sostenibilità attraverso approcci integrati e multidisciplinari. La lecture inaugurale del Professor Andrew Cunningham della Zoological Society of London ha introdotto la prospettiva One Health, evidenziando l’interdipendenza tra salute umana, salute animale e salute degli ecosistemi. Questo concetto ha fornito un quadro di riferimento trasversale per molte delle discussioni svolte durante il Simposio, rafforzando l’importanza di mettere in connessione protezione ambientale, gestione delle risorse, salute pubblica e sviluppo economico.
Particolare attenzione è stata dedicata alle sfide emergenti legate al recupero delle materie prime critiche, al riciclo dei flussi di rifiuti complessi, alla gestione delle microplastiche, ai PFAS e ad altri contaminanti nei materiali riciclati, nonché al rapporto tra gestione dei rifiuti, qualità ambientale e salute pubblica. Le discussioni hanno evidenziato come l’approccio a queste tematiche richieda il contributo congiunto di diverse discipline, tra cui ingegneria, economia, scienze ambientali, diritto, medicina, agronomia, architettura e ecologia industriale.
Il Simposio si è concluso con la tavola rotonda “Circular Economy Across Disciplines – Challenges, Solutions and Future Perspectives”, che ha riunito esperti di diversi ambiti scientifici per riflettere sui principali risultati dell’evento e individuare future priorità di ricerca e di policy. Un messaggio chiave emerso dal confronto è che l’economia circolare deve essere sempre più interpretata come una piattaforma comune di collaborazione interdisciplinare, capace di connettere innovazione tecnologica, strumenti regolatori, politiche economiche, tutela ambientale e benessere sociale.
SUM 2026 ha confermato ancora una volta il proprio ruolo di forum internazionale di dialogo scientifico, scambio di conoscenze e collaborazione tra discipline.
Tra i temi emersi con maggiore forza vi è stato il contributo che l’economia circolare può offrire al recupero delle risorse energetiche, un ambito di crescente rilevanza strategica alla luce delle attuali sfide geopolitiche e delle crescenti esigenze di sicurezza e resilienza energetica. Questi temi saranno ulteriormente approfonditi in occasione di Venice 2026 – 11° Simposio Internazionale su Energia da Biomassa e da Rifiuti, che si terrà a Venezia dal 23 al 25 novembre 2026.